Carrey come sempre risulta frizzante ed irriverente e continua a riempire le sale pur mostrando la sua "solita" faccia di gomma. Del resto, una delle rare volte in cui ha cercato di staccarsi dai suoi ruoli canonici la critica è stata impietosa... (Peccato, Number 23 a me non è sembrato brutto...).
Nel suo piccolo Yesman è una commedia gradevole e divertente, molto più delle pseudo-parodie sempre più diffuse che il cinema americano continua a sfornare in serie (In principio fu Scary Movie...), consigliata a chi ancora ridacchia alle smorfie di Jim Carrey e sorride davanti ad una insolita storia d'amore tra due insoliti protagonisti.

Al termine del primo spettacolo, evidentemente non paghi, ci siamo accomodati in un'altra sala, biglietto alla mano ed ecco la mia opinione su Sette anime, la seconda fatica di Gabriele Muccino da quando ha deciso di abbandonare i trentenni esauriti per dedicarsi al cinema impegnato.
Il primo tempo è forse un pò lento e se non si è letta la trama previa visione, per i primi quaranta minuti la storia risulta un tantino confusa. Senza contare che dalla prima scena è già chiaro il finale del film. Il secondo tempo invece porta i nodi al pettine e conferma l'impressione iniziale di una malcelata superficialità nel trattare un argomento impegnativo e coinvolgente, che non può ridursi al solo tentativo di struggere lo spettatore.
Il percorso di redenzione del protagonista è qualcosa di toccante, vissuto con grande emozione da Will Smith, che alla soglia dei quarant'anni ha saputo dare una svolta alla sua carriera, dimostrandosi davvero eclettico. Lontani sono gli esordi del principe di Bel Air! Tuttavia, in due ore di film nulla viene approfondito, nemmeno le storie delle altre sei anime da salvare.
Smith e Muccino ci raccontano una storia di dolore, d'amore e di sacrificio, nonostante ciò, lo spettatore (specie quello dalla lacrima facile, come me) non si sente in dovere di sfoderare il fazzoletto per il distrutto Smith o la malata Dawson. Non perchè il regista non ci abbia provato, piuttosto per il poco coinvolgimento suscitato in chi guarda la pellicola, seduto sulla sua scomoda poltroncina.
Nel complesso rimane comunque un film da vedere, perchè ben confezionato e ben recitato dai due protagonisti. Speriamo però che Smith trovi presto un regista che sappia valorizzarne il talento, oppure che Muccino abbandoni la piattezza tipica dei moderni registi ed attori italiani e ci regali finalmente un brivido di sorpresa!
Per ora è tutto, alla prossima
Fairy

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